Sin dall’alba dei tempi, l’uomo ha avuto paura del sapere. Una paura profonda, ancestrale, forse persino ragionevole. Perché conoscere significa anche spingersi oltre il limite, oltre ciò che è concesso, oltre il confine che separa la luce dall’ombra. E i manoscritti, quei fragili custodi di conoscenza, sono stati per secoli il veicolo di questo sapere temuto, proibito, occultato. Nel cuore del Medioevo, quando le candele tremolavano nelle celle dei monaci amanuensi, la parola scritta non era per tutti. I libri erano rari, costosi, gelosamente custoditi all’interno di monasteri e abbazie. Chi li leggeva era considerato privilegiato, ma anche pericoloso. Perché saper leggere significava avere accesso a qualcosa di più grande, qualcosa che sfuggiva al controllo dei più. E proprio da questo esclusivismo nasce il, decorato con disegni enigmatici, non era visto come una finestra sul sapere, ma come una porta sull’inferno. E così, lentamente, nacque la leggenda dei libri maledetti. Una leggenda che non sarebbe mai morta. Perché l’uomo, di fronte a ciò che non comprende, preferisce pensare al demonio, piuttosto che all’ignoranza. È più facile temere una maledizione che ammettere di non sapere. E così, tra le ombre delle biblioteche, tra scaffali che odore di legno antico e polvere, i manoscritti continuarono a sussurrare la loro oscura fama. E alcuni di loro… alcuni di loro sembravano davvero essere vivi. Ti condurrò ora tra le storie più inquietanti, tra quei libri che, ancora oggi, inquietano chi osa nominarli. Manoscritti che esistono, che sono stati sfogliati da mani tremanti, osservati da occhi assetati, e che hanno lasciato dietro di sé una scia di interrogativi, e forse… di maledizioni. Seguimi, e scoprirai il peso di ciò che viene scritto con l’inchiostro… e forse con qualcosa di più.